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ACS contribuisce alla difesa degli agroecosistemi viticoli dalla cimice asiatica

La Dott.ssa Ilaria Negri dell’Università Cattolica di Piacenza illustra il supporto delle prove ambientali simulate agli studi sui cambiamenti climatici e sulle loro conseguenze sulla biodiversità

L’agricoltura sta vivendo nuove sfide legate al cambiamento climatico, all’incremento degli scambi commerciali e alle nuove esigenze di mercato. Risulta pertanto necessario raccogliere nuove informazioni inerenti gli effetti delle mutate condizioni climatiche sugli organismi nocivi e sulla diffusione di specie aliene, con il fine ultimo di promuovere una gestione sostenibile delle colture.

Per caratteristiche climatiche e geografiche, l’Italia soffre più di altri Paesi l’introduzione di specie aliene che, entrando in contatto con piante e alberi privi di difese, sono in grado di diffondersi incontrollatamente.

Una di queste è la cimice asiatica, Halyomorpha halys, un insetto estremamente vorace e polifago. Gli attacchi di questo insetto stanno mettendo in ginocchio diversi comparti (ortofrutticolo, grandi colture erbacee, florovivaistico, ecc.). Le strategie di difesa attualmente messe in atto contro questo insetto risultano nell’impiego di insetticidi residuali che tuttavia hanno scarsa efficacia sugli adulti e necessitano di un’alta frequenza di applicazione, con notevole esborso economico e danni nei confronti degli insetti utili. Recentemente, in alcune aree del Nord Italia è stata promossa la lotta con limitatori naturali dell’insetto, ma le specie più efficienti provengono anch’esse dal paese d’origine della cimice, l’Asia, e gli effetti dell’introduzione massiva di nuove specie aliene sugli equilibri ambientali e sulla nostra biodiversità non sono purtroppo prevedibili.

Il progetto di Ricerca agricola e forestale finanziato da Regione Lombardia “DEBUG - Acquisizione di nuove conoscenze utili al controllo dell'infestante alieno Halyomorpha halys in agroecosistemi viticoli lombardi” dell’Università Cattolica, coordinato dalla Dott.ssa Ilaria Negri, mira al controllo sostenibile della cimice asiatica.

“Per contrastare efficacemente e in modo sostenibile un organismo infestante, è innanzitutto necessario conoscerne bene la biologia, l’ecologia e l’adattamento della specie alle nuove condizioni ambientali.” illustra la Dott.ssa Negri. “Pertanto simulare condizioni microclimatiche diverse e identificare quali sono i microhabitat particolarmente favoriti dalla specie o, per contro, quelli che arrecano stress fisiologici è il punto di partenza per lo sviluppo di efficaci strategie di prevenzione e lotta sostenibile.”

Da un punto di vista ecologico, mentre l'habitat è il luogo fisico dove una o più specie vivono, il microhabitat è una porzione più limitata dell’habitat che possiede condizioni microclimatiche specifiche (di temperatura, umidità, esposizione, luce e così via), predilette dall’organismo stesso. Una pozzanghera, un frutto maturo, la corteccia di un albero costituiscono microhabitat per moltissime specie viventi. Noi stessi possiamo prediligere ad esempio il microclima generato da una zona ombreggiata rispetto al solleone estivo.

“Mediante l’utilizzo di una camera climatica si può verificare quindi l’effetto di parametri ambientali specifici (ad esempio, parametri tipici dei microhabitat di una coltura) sulla fisiologia e sul ciclo vitale degli insetti infestanti. Questo permette di conoscere quali sono le condizioni che determinano maggiore o minore stress fisiologico per un insetto e quali sono quindi le (micro) aree delle colture più suscettibili alle infestazioni, così da poter attuare interventi di difesa sostenibile mirati e localizzati, secondo un principio di Precision Crop Protection. Questi dati possono anche essere utilizzati per integrare i modelli previsionali di diffusione delle infestazioni in campo, anche alla luce dei cambiamenti climatici in atto.”

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